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martedì 26 febbraio 2013

L'ODORE DEI SOLDI 2: DA DOVE VENGONO I FONDI DEL MOVIMENTO 5 STELLE?


Questa è stata una notte movimentata per me, culminata con una sveglia precoce un'ora in anticipo rispetto a quella schedulata ieri sera.
Capirete che il risveglio non sia stato dei migliori. Ne consegue che la testa, in quel dormiveglia agitato, abbia deciso di vagare e di scavare, neanche poi troppo, nel mio subconscio e ne sono venute fuori alcune considerazioni e alcune domande.

Considerazioni:
- Le elezioni le ha perse il PD, Bersani o chi per lui, non ci sono cazzi. Era difficile, si sono impegnati e ci sono riusciti. Molto semplice.
- Grillo è letteralmente esploso, non tanto per demeriti di altri, ma forse si. Tutto questo mi ricorda Berlusconi nel 1994, e non posso stare tranquillo.
- Berlusconi non ce le leveremo più dalle palle finché non deciderà che il suo tempo su questa terra sarà volto al termine. Non che avessi molti dubbi a riguardo.

La domanda invece è molto più intrigante, ed è la seguente.

Da dove vengono i soldi con cui Grillo ha pagato la sua campagna elettorale itinerante? Chi ha pagato i palchi e le infrastrutture da cui il comico ha infiammato le platee di tutta Italia visto che non godeva dei finanziamenti pubblici come tutti gli altri?

Gli altri partiti se le sono pagate con i nostri soldi, e questo non è che mi faccia sentire meglio, anzi: mi fa un po' girare i cosiddetti e sono convinto anche io che questi debbano perlomeno essere rivisti pesantemente al ribasso.
Ma tra non essere d'accordo su come vengono spesi i soldi pubblici, e non avere la più pallida idea da dove provengono i fondi che alimentano il primo partito italiano, ecco questo mi inquieta maggiormente.
Poi magari è solamente mia ignoranza sulla questione e sarei lieto di trovare una risposta in merito.
Sto cercando sulla rete, vediamo se riuscirò a trovare qualcosa di esauriente.

sabato 23 febbraio 2013

L'Anomalia, atto secondo.

Sono ormai due decenni che ci lamentiamo Dell'Anomalia Italiana: "Berlusconi può esistere solamente in Italia", ci siamo ripetuti come un mantra fino quasi ad assuefarci.

Ed ora? Ora ci stiamo ricadendo un'altra volta: ditemi voi in quale altro paese al mondo un comico di professione e in attività si potrebbe mai presentare alle elezioni e prendere quasi il 20% dei voti. Solo nel fatato Bel Paese un'anomalia come Grillo può accadere.

Ed ora eccoci qua, a un giorno dal voto, in balia di un comico mancato, di un comico in missione, ma soprattutto di una classe politica difettosa che non è stata in grado di spazzarli via con la forza che solamente una credibilità diffusa gli avrebbe concesso queste storture del sistema.

venerdì 1 febbraio 2013

IPOCRISIA AL POTERE


Fin quando la gente continuerà a pensarla in maniera così oscurantista non si andrà da nessuna parte. Premetto che non approvo nemmeno io lo sperpero, ma ogni persone è libera di spendere i propri soldi come meglio crede. Non si può pensare di superare una crisi del genere chiudendoci dentro le nostre case e stando attenti a non spendere/sprecare nemmeno un euro. Chi ha è giusto che spenda senza essere tacciati di essere alcunchè.
E poi c'è dell'altro: quella bottiglia alimenta un'intera filiera che non è composta solamente da ricchi, come il produttore che ha prodotto la bottiglia e il proprietario del locale che ha incassato fisicamente l'esorbitante conto.
Dietro c'è un un indotto enorme che la gente con il paraocchi come chi ha commissionato e scritto questo articolo, nemmeno si immagina.
C'è il contadino nella vigna, un operaio che l'ha "fisicamente" imbottigliata, un rivenditore che ha fatto da tramite e tutti quelli che lavorano per lui, un uomo delle consegne, un magazziniere, un cameriere, c'è l'uomo delle pulizie che il giorno dopo ha pulito tutto il casino, più altre svariate altre figure che lavorano di notte e che sono state pagate con quella fattura.
Senza contare chi produce i bicchieri in cui è stato bevuto il prezioso nettare, chi produce le seau à glace, i tovaglioli, chi vende la frutta che la accompagnava...e avanti così fino all'infinito.
Insomma, c'è un'intera economia che da realmente da mangiare a decine, centinaia, migliaia di famiglie.
Il tutto ovviamente partendo dal fatto che chiunque fatturi e batta scontrino, ma quello è tutto è un altro discorso che ha niente a che fare con quello di cui ho parlato. E' un problema di controlli, mazzette e tutto quello che ne consegue.
Quindi, prima di sparare escrementi verso un certo tipo di atteggiamenti, la prossima volta pensateci due volte.

domenica 27 gennaio 2013

Piccolo recap pre elezioni


All’alba della veneranda soglia degli “enta” mi ritrovai per una selva oscura di liste, listini e listelli, che la diritta via era smarrita.
Ebbene si, a quattro mesi dalla presunta fine della mia giovinezza, mi ritrovo ad affrontare l’ennesima campagna elettorale. Ma partiamo dall’inizio della vicenda, e procediamo con ordine.

L’esperienza del Governo Tecnico, con a capo il Professor Monti, novello Caronte che ci doveva  traghettare fuori dalle sabbie mobili di una delle crisi economiche più dure dell’età moderna, è naufragata con una debacle e una tale mancanza di gusto e stile, che solamente noi italiani, popolo capace di vette inarrivabili ma da sempre attratto dal sordido e dall’infimo, potevamo inventarci.
Fino a quel momento sembrava quasi che un’aria di positività stesse attraversando la politica e soprattutto i politici italiani: una larga coalizione dei maggiori partiti che, di comune accordo, decide generosamente di fare un mezzo passo indietro appoggiando i tecnici, per lasciare che qualcun altro si prenda gli insulti che sarebbero a loro toccati, nell’intento di pulire le vagonate di deiezioni che gli stessi si erano lasciati alle spalle, e che ormai avevano raggiunto il livello del collo dei cittadini del Bel Paese.
 E’ bastato che la caduta del governo liberasse nell’aria un leggero sentore di possibili poltrone, un umore di guadagni e vitalizi a 4 o 5 zeri, che gli istinti primordiali dei suddetti politici si scatenassero, in uno spettacolo insulso e degradante. E non si può nemmeno affermare che gli italiani negli ultimi vent’anni non fossero ormai divenuti avvezzi a certi dimostrazioni di bassezza morale ed etica, ma questa volta, fra uno scandalo, una primaria e una non primaria, si è toccato veramente il fondo. 
”Io non dico sentire pudore perchè è un sentimento antico, ma una pragmatica sensazione di aver rotto il cazzo no?”(…): rubo e faccio mia quella che probabilmente è la migliore battuta che ho sentito da tanto tempo a questa parte, perché riassume perfettamente in una riga il sentimento che pervade le persone di buon senso, davanti a tutto quello a cui stanno assistendo.
Il teatrino che per un breve lasso di tempo sembrava avesse abbandonato il palcoscenico della politica è tornato, prepotente e borioso, dominato come sempre dalle stesse vecchie facce. Quelle facce pervase da un’ignoranza e una cafonaggine atavica, senza le quali non sarebbero mai e poi mai in grado di interpretare in maniera così eccellente la parte che gli viene affidata.

E quando lo scontro politico si riduce a mera manovra di corridoio; ad accordo, prim’ancora che politico, economico; a doppiogiochismo; a slogan urlati direttamente alla pancia degli elettori più indifesi e non avvezzi a qualsivoglia “discorso politico”, ecco che Lui non poteva che rispuntare, trovandosi pienamente a suo agio in questa palude, come un maiale che sguazza giocondo, ma allo stesso tempo rabbioso, nella pozzanghera che esso stesso ha contribuito a creare con l’espletamento delle proprie funzioni corporali.
Ecco che forse la campagna elettorale più importante del dopoguerra se ne va per direttissima a puttane. Dopo un anno passato a parlare di temi di importanza capitale: riforma del lavoro, riforma delle pensioni, riforme costituzionali, tagli alla spesa pubblica, e chi più ne ha più ne metta, è bastato che Lui decidesse che: “l’Italia ha ancora bisogno di Me”, per far precipitare nuovamente nel baratro del politichese spinto tutto il discorso. Per una volta c’eravamo illusi di entrare nella cabina elettorale con la possibilità di scegliere il migliore tra i candidati. Invece anche questa campagna si risolverà, alla fine dei conti, nel solito referendum che ci accompagna da ormai due decenni: pro o contro di Lui.

Parlando dei possibili scenari futuri, di cosa potrebbe uscire dalle urne elettorali, la percezione che ci sia stia muovendo verso un inesorabile e, soprattutto, nefasto “pareggio” si fa sempre più forte. Di seguito un rapido excursus sulle forze politiche che ambiscono a qualcosa di serio alle prossime elezioni:
 -          Il vantaggio c’è ed è innegabile, ma la mancanza di qualsivoglia tecnica comunicativa attinente ad una campagna elettorale moderna da parte del “buon uomo di Piacenza”, sta facendo si che il seppur buon margine che fino a qualche settimana il PD aveva nei confronti degli altri schieramenti, si stia lentamente sgretolando, un decimale alla volta. Vedremo se gli strateghi democratici saranno in grado di riprendere in mano la barra del timone, pena la discesa agli inferi di un possibile vittoria risicata e di un Governo condannato a navigare a vista sempre sull’orlo del baratro della sfiducia.
 -          La “salita” definitiva e senza più mezzi termini nell’agone della politica del Professore ha formato un polo che se riuscirà a non scomporsi nell’ultimo mese di campagna, avrà il proprio peso rilevante alla fine delle consultazioni. Infatti il “nuovo grande centro” aggrega non solo i delusi della destra e i rimasugli dei seguaci dei “due bei bolognesi”, ma anche una buona parte di quella schiera di indecisi che da sempre decidono da che parte penderà alle elezioni l’ago della bilancia. Questi infatti hanno finalmente trovato una figura, se non carismatica, perlomeno autorevole, a cui affidare il proprio voto.
 -          Quando il gioco si fa duro, i duri... va bè, vi risparmio il seguito, tanto sapete benissimo come andrebbe a finire. Questo è il suo territorio: è un assalto all’arma bianca e Lui, quando c’è da tirare fuori la baionetta (pregevole doppio senso, ndr), non è secondo a nessuno. Sta sfoderando tutto il suo arsenale, la potenza di fuoco dei suoi mezzi è a massimo regime, e Lui non può fare altro che volare nei sondaggi. E’ un predestinato, in tutto e per tutto, ed è dannatamente bravo in tutto quello che fa. Per vincere le elezioni a Lui basterebbe che nessuno degli altri due le vincesse sul serio. E state sicuri: non sbaglierà nemmeno questa volta.
 -          Infine colui il quale sembrava fosse in grado di portare una ventata di aria nuova nella politica italiana (populista fino al midollo, ma rivoluzionaria; incompetente finché volete, ma almeno pulita): ancora prima di scontrarsi con le difficoltà vere della politica, e già le prime crepe interne iniziano a comparire. Vedremo se sarà in grado di ricompattare le fila e se la sua lingua sferzante riuscirà a toccare i tasti giusti nell’elettorato che sente così forte il bisogno di canalizzare la propria frustrazione verso l’attuale classe politica, in un voto non solo di protesta, ma di speranza.

Dopo la disamina sugli schieramenti, visto che tanto non ho niente da perdere, ecco il mio “toto percentuali”. Sono state redatte un tanto al metro, ma potrei scommettere che non si allontaneranno troppo dal risultato finale:

PD (coalizione) 35/40 %
PDL (coalizione) 23/27 %
L’AGENDA (coalizione) 15/20 %
M5S 10/14 %
VARIE ED EVENTUALI* 10% circa

*se volete farvi due risate andate a farvi un giro qua (http://bit.ly/X7roqu) : risultato garantito!

lunedì 9 gennaio 2012

MAZUNTE, UNA PERLA LONTANA DALLE LUCI



Pensate di star viaggiando da più di un mese in giro per il Centroamerica, di averne viste di cotte e di crude: da rovine incantate all'interno di foreste impenetrabili, a città dai mille colori e sapori. Pensate di star perdendo un filo la bussola e di iniziare a intravvedere la fine del vostro viaggio davanti a voi.
Bene, ora pensate di capitare quasi per caso in un piccolo villaggio di pescatori sulla costa pacifica del Messico chiamato Mazunte, giusto qualche ora di viaggio in collettivo sotto la più acclamata e famosa Puerto Escondido. Ne avete letto su una impersonale e generica, per quanto affidabile, guida turistica. Sapete grossomodo a cosa state andando incontro, ma siete ormai certo che i vostri occhi non saranno più in grado di impressionarsi e stupirsi come il primo giorno. Invece quello che vi si parerà di fronte è qualcosa che vi colpirà sia il cuore che la mente. Una manciata di case sparse su di una collina a strapiombo sul mare, scogliere su cui si abbattono onde spumeggianti, minuscole spiagge che scompaiono all'alzarsi della marea, un luogo in cui nello stesso giorno si possono ammirare sia l'alba che il tramonto.
Se queste poche parole non vi hanno smosso qualcosa dentro, Mazunte non fa per voi. Altrimenti, sapete dove trovarla, proprio lì dove non vi aspettavate.

Io & Lui


Tutto ebbe inizio un freddo pomeriggio di novembre di 18 anni fa. No, non sto parlando della vicende di un giovane virgulto appena divenuto maggiorenne, ma della storia fra me e Lui.

Iniziò tutto quasi per gioco: si era all’inaugurazione di un centro commerciale, quale posto migliore per lanciarsi in un‘avventura tanto ardita, quanto profonda!

Su tutte le TV e i quotidiani rimbalzò furente la notizia: “Lui ha deciso di scendere in politica! Lui ha detto che voterebbe Fini, un fascista! Lui vuole riorganizzare i moderati!”. E giù di risate a crepapelle fra i saccenti professoroni-giornalisti-opinionisti-scalzacani che tanto si vantavano della propria superiorità acquisita con anni e anni di sudato “lavoro” tra banchi-scranni-scrivanie. “Non siamo mica in televisione qui! Non è mica una televendita la politica! Gli elettori non sono mica dei consumatori! Non si può confondere la politica con un prodotto!”. Diciamo pure che i giudizi furono quantomeno affrettati, se non definitivamente errati. E’ la storia che ce lo ha sbattuto in faccia per quasi vent’anni.

All’epoca dei fatti io era un imberbe frequentatore della scuola dell’obbligo. I pruriti adolescenziali erano ancora di la da venire, e i miei unici interessi erano, nell’ordine: il basket, gli amici. la famiglia, la scuola. Come qualsiasi bambino dotato di un minimo di senso estetico, e, aggiungerei, di un pizzico di amor proprio, ero profondamente innamorato del “trio delle meraviglie olandese”: Rijkaard, Gullit e Van Basten provocavano in me la sensazione più vicina all’eccitamento che allora fossi in grado di provare. Sacchi era un vate e Lui per me era già IL Presidente. Lo vedevo sorridente in tribuna, esultante e acclamato dai propri giocatori. Ricco, brillante, simpatico, rampante, perfino bello! Un fenomeno insomma.

Tutto cambiò rapidamente nel tempo di un battito d’ali di una farfalla.

Lo ammetto, provengo da una famiglia in cui anche solamente guardare le reti Fininvest, ancora prima della Sua discesa in campo, era considerato alla stregua del tradimento di Stato e si arrivava alle punizioni corporali pur di vietarlo. Capite quanto tempo abbia impiegato per trovarmi un’altra squadra calcistica da seguire, e quanto abbia impiegato la stima per lui a tramutarsi in disistima.

Quella che poteva divenire una lunga storia d’amore, con capisaldi e fondamenti, le Coppe dei Campioni e le “coppe” generose mostrate dalle vallette sulle Sue Tv, finì con l’annuncio della nascita della Sua creatura politica, Forza Italia.

Ancora bambino, ma già avvezzo al mondo e alle tematiche della politica, nel marzo del ’94 fui testimone oculare e cosciente della sua prima eclatante vittoria: mi sciroppai tutta la maratona elettorale, versione notturna compresa, di fianco a quel comunista di mio padre con le mani irrimediabilmente piazzate davanti al volto. E quante altre volte le ho viste posizionate in quella maniera, nei 17 anni successivi!

La Sua prima venuta durò giusto lo spazio di una sveltina, non me ne accorsi neppure. In fondo ero pur sempre un undicenne. Non mi si poteva chiedere troppo impegno.

Lui, Bossi o non Bossi, governo o opposizione, aveva deciso che, comunque, dal mondo della politica non se ne sarebbe più voluto andare. Nonostante le elezioni perse nel 1996, aveva intenzione di resistere. A chi gli chiedeva perché non se tornasse a fare la sua vita di prima fra vedette e lustrini, perché non preferisse rincominciare a vivere attorniato solamente da vallette e calciatori, invece che da sottosegretari e viceministri, Lui rispondeva serio che aveva fatto un patto con gli italiani, che doveva proteggere l’Italia dalla fantomatica “minaccia comunista”, ma io non gli ho mica mai creduto. Neanche se ero un bambino, e già allora mi chiedevo come potessero “quelli grandi” credere a tutte quelle panzane (negli anni ’90 i bambini non usavano parolacce, i genitori ancora si arrabbiavano se lo facevano).

Io l’ho sempre saputo che era li per interesse personale, e mano a mano che crescevo provavo anche a dirlo anche ai miei amichetti, ma il massimo della risposta che ottenevo era un commento sulle tette di Pamela Anderson o su quanto fosse forte di testa Bierhoff. Era già chiaro allora che il futuro sarebbe stato molto ma molto grigio, se non nero. Lui aveva preparato per benino le teste delle persone mediante anni e anni di lavaggi del cervello sistematici, con l’obiettivo ultimo di creare il cittadino ideale. Ideale per Lui e per i suoi fini, economici e politici.

Dopo una manciata di anni in cui miracolosamente il Centrosinistra riuscì nell’impresa di vincere le elezioni e successivamente farsi ridere dietro, per la prima di una lunga serie di volte, giunse il 2001, anno per cui non posso che serbare un ricordo dolceamaro. E’ l’anno della maturità, l’anno in cui sono diventato maggiorenne, insomma, tanta roba. E quale regalo migliore se non un bel cinque anni di governo del Centrodestra, governo che avrà addirittura il record di longevità all’interno della storia repubblicana? Il 2001 è forse anche l’anno in cui l’Italia ha definitivamente perso il senno e la corsa verso il precipizio si è fatta forsennata. Fino a quel momento, in fondo, Lui aveva governato per solo una manciata di mesi; l’Italia era ancora, seppur con i suoi difetti, un paese “normale”. Ancora non ci si doveva vergognare quando si usciva dai confini nazionali, ancora l’economia aveva una parvenza di credibilità, la politica era ancora una cosa tendente al serio. Ancora per poco però. Furono cinque anni di fuoco e fiamme, di leggi ad personam, di provvedimenti impopolari quando non si restava del tutto immobili, una legge elettorale vergognosa, siparietti imbarazzanti nei consessi internazionali, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, peggio di così difficilmente ci si poteva aspettare di andare.

La mia coscienza politica si formò in quegli anni; gli anni dell’università, delle manifestazioni, delle nottate buttate su divani sfondi a confrontarsi e a sfogare la propria rabbia su accendini e lattine. Erano proprio la rabbia e conseguentemente l’odio, i sentimenti che iniziai a provare nei Suoi confronti. Non c’era più spazio per guasconate, le battute infelici e gli infiniti fraintendimenti da parte dei giornalisti faziosi e comunisti non attaccavano proprio più. Eppure chi lo appoggiava e supportava c’era sempre. Io continuavo a crescere e non riuscivo a non pormi sempre la stessa domanda: ma come fanno a non capire, a non vedere? Domanda che giunto al limitare dei 30 ancora non riesco a togliermi dalla testa.

Furono cinque anni interminabili, la Sua faccia mi sorrideva da ogni dove: onnipresente sui media, per le strade dai tanto amati 6x3. Era una presenza continua, incessante: sempre pronto a promettermi mare e monti ed anche questa volta io non gli credevo mica.

Finalmente, tra una nefandezza ed un “cucù”, un processo e una prescrizione, la legislatura finì, e, puntuale come la Santa Pasqua, la figura di cacca della Sinistra era li pronta dietro l’angolo, a smorzare l’entusiasmo per la risicatissima vittoria alle elezioni politiche del 2006. Neanche il tempo di smaltire la sbornia per le elezioni vinte che ci ritrovammo ancora a dover affrontare una nuova campagna elettorale dai toni accesissimi. L’ennesimo referendum pro o contro Lui. E quando c’è da combattere si sa che i duri iniziano a giocare: ragione per cui Veltroni si fece simpaticamente asfaltare e Lui vinse nel 2008, per l’ennesima volta, il suddetto referendum, questa volta addirittura con percentuali bulgare. Il tutto successe mentre io mi trovavo a Londra a lavorare. Nessuna fuga di cervelli, non vi indignate, niente di più del classico anno sabbatico post laurea per decidere cosa fare della mia vita. Me lo ricordo bene quel periodo, le mie sensazioni. Ero talmente schifato dalla politica che arrivai a rifiutare la generosa offerta del padre comunista di pagarmi il volo per tornare in Italia a votare, e per la prima volta da quando avevo ottenuto il diritto di votare, non lo sfruttai e me ne rimasi nella perfida Albione a lavar bicchieri.

Piano piano, però, qualcosa iniziò a cambiare in me: l’odio personale nei Suoi confronti aveva lasciato posto all’indifferenza più totale. Ma c’era un altro sentimento che aveva iniziato a prendere forma. Era un misto di curiosità, invidia, stima. Difficile da spiegare, ma fu quello che mi spinse a scegliere il corso di laurea magistrale che ho concluso quest’anno. Quando in una delle prime lezioni del mio corso mi venne rivolta la fatidica domanda: perché hai scelto di iscriverti al corso di Mass Media e Politica? La mia risposta fu immediata e sincera: per capire cosa ci sta dietro ai Suoi successi, e per aiutare a costruire la figura di colui che finalmente ci farà dimenticare tutto questo ciarpame.

Mi prodigai nello studiare gli aspetti alla base della Sua forza politica; fra una presentazione e un paper iniziai quasi ad essere affascinato dalla Sua figura. Sia ben chiaro, gli avrei strappato molto volentieri il cuore a mani nude e godetti (orribile, lo so, ma consecutio uber alles!) quando il piccolo Duomo entrò in collisione con il suo grande sorriso. Però lo scoprire che se vinceva non era solamente perché l’italiano è per natura una pecora (nel senso: vinceva per quello, ma “non solo” per quello), ma che dietro ogni suo gesto, ogni sua frase, c’era e c’è un piano ben preciso e studiato nei minimi particolare, me lo fece quasi rivalutare.

Ho capito cosa vorrei fare nella vita grazie a Lui. Ci sono amici, anche stretti, che hanno avuto sulla mia vita un’influenza decisamente più limitata!

Come è finita la storia tutti lo sappiamo e non sto a tediarvi oltre. Fra un “bunga bunga” e uno Scilipoti, anche i più fedeli iniziarono a voltargli le spalle. La crisi economica galoppante con l’Europa che ci teneva delicatamente i testicoli in mano, unita ad una paralisi decisionale quasi drammatica, finirono per distruggere la luna di miele che da 17 anni legava Lui al popolo italiano, o almeno ad una sua buona fetta.

Mi fece quasi tenerezza quando, al momento del passaggio di consegne fra Lui e Monti, cercò di ottenere più attenzioni possibili dai giornalisti accorsi e tra gli astanti, come un bambino il quale maggior desiderio e di stare sempre e comunque al centro dell’attenzione, incapace di comprendere che i riflettori oramai sono girati tutti da un’altra parte, forse definitivamente. Ma, mai dire mai quando si parla di Lui. Non crederete mica che lascerà la sua creatura, il PDL nelle mani di quell’automa allampanato di Alfano!? Non ditemi che gli credete anche questa volta!? Insomma, non vi ha insegnato proprio niente la storia italiana dell’ultimo ventennio!? Vi lascio con un consiglio, mutuato da chi la sapeva lunga e di talento aveva pieni anche le ghiandole sudorifere: mai fidarsi di chi ha il cuore troppo vicino al buco del culo (cit.).


venerdì 21 ottobre 2011

Attendendo una rinascita della meraviglia


La profonda riflessione con cui tedierò i prossimi dieci minuti degli impavidi che nonostante questo incipit orrorifico avranno ugualmente il coraggio di leggersi questo pippone, mi è sovvenuta, un pezzo alla volta, dalle mille discussioni e confronti che questo periodo così emotivamente carico ha stimolato all’interno della cosiddetta “società civile”. In particolare, l’argomento che più ha stuzzicato il mio intelletto assopito dalla prolungata canicola estivo-autunnale, è quello che sicuramente chiunque di voi ha sentito ripetere migliaia di volte attraverso i media, all’interno di qualsiasi conciliabolo, su qualsiasi quotidiano-rivista-mensile e chi più ne ha più ne metta. Si va sul classico, s’intenda, non ho intenzione di stupirvi con fuochi artificiali: si parla di crisi economica mondiale, ma declinata all’italiana con una spruzzata di sana demagogia, come piace a me. Da bravo (ex)studente di Scienze Politiche, però, non mi accontento di analizzare i freddi fatti separati, ma li ho gettati tutti in un unico calderone e l’analisi che ne traggo è questa qua. Buona lettura.

Una nuova sfida attende la Sinistra italiana, se ancora vuole rischiare di giocarsela in futuro alle elezioni, ormai sbandierate come imminenti, della primavera 2012.

E’ una sfida epocale secondo il mio punto di vista, ancora più ardua rispetto allo scisma del ’91 dovuto alla fine del Partito Comunista Italiano. Questa prova è erede diretta di quel passo. Allora fu un tentativo di smarcarsi dalle vecchie logiche partitiche e di appartenenza per dare una scossa e una spinta al rinnovamento, seguendo quelli che erano stati i mutamenti all’interno della società italiana.

Anche in questo periodo la congiuntura “astrale” spinge verso un cambiamento di vedute radicale. La crisi che sta attanagliando l’economia mondiale, richiede un cambio di rotta, se si vuole che le conseguenze della suddetta non diventino ancora più devastanti di quelle che già si stanno abbattendo su tutti noi cittadini. Io individuo, come soluzione possibile e ovviamente parziale, a livello nazionale, la fine di tutti i garantismi, di qualsiasi tipologia essi siano. E non parlo solamente di quelli che appartengono alla “cricca” o “casta”, o come preferite chiamarla. L’unica forza politica che potrebbe essere in grado di sciogliere le catene che trattengono la società italiana ancorata a una logica campanilistica e di cura dei propri interessi personali o di gruppo, è proprio la Sinistra. La quale, però, deve riuscire a comprendere che per passare da forza di opposizione a forza di Governo, deve abbandonare i panni della paladina delle libertà ad ogni costo, anche insostenibile. Graecia docet, misure drastiche non sono più rimandabili e non sussiste nemmeno la certezza che queste possano servire a risolvere davvero la situazione creatasi con decenni di sperperi e clientelismo.

Va bene la fine dei privilegi dei politici per cui siamo tutti d’accordo (per “tutti” intendo la società civile, visto che il fronte dei nostri rappresentati disposto a autoridursi le prebende è alquanto sguarnito, a giudicare dalle votazioni succedutesi in Parlamento negli ultimi anni, ndr). Queste mosse oltre ad un forte significato simbolico, però, difficilmente, riuscirebbero a risistemare un’economia disastrata come quella italiana. I provvedimenti da approvare sono di tutt’altra entità. Si parla di allungamento dell’età pensionabile, abbassamento degli stipendi del pubblico impiego, ammortizzatori sociali più “snelli”, per usare un eufemismo, abolizione delle provincie, istituzione di nuove tasse. Tutti provvedimenti di un’impopolarità inaudita, ma resi indispensabilità da una situazione in cui ormai l’Unione Europea e le agenzie di rating ci tengono ormai la pistola puntata alla testa.

In un momento di smarrimento epocale, in cui grandi movimenti sociali stanno iniziando ad organizzarsi, in cui il “sistema-Berlusconi” pare arrivato al capolinea, l’idea di una classe politica che invece che porsi a guida di questi movimenti, ne diventa un innocuo megafono, come se non fosse in grado di avanzare qualcosa di innovativo, ma solamente di seguire a ruota quello che già altri hanno ipotizzato, ragionato e proposto, mi spaventa quasi.

I politici di Sinistra, se hanno intenzione di riconquistare la fiducia dei propri elettori, e di coloro che appartengono allo schieramento opposto, devono essere in grado di smarcarsi una buona volta dalle logiche di auto sussistenza che fanno si che un grande partito di massa non possa essere portatore sano di idee forti, a volte anche scomode se è necessario. Ed ora lo è, Dio Santo se lo è!

L’unica via d’uscita che riesco ad individuare è questa. Ci aspettano lunghi anni di vacche magre e sacrifici. Sono semplici le richieste che si potrebbero rivolgere ad una classe politica seria, e già questo appellativo esclude buona parte del panorama politico attuale, in maniera del tutto trasversale: di assumersi le proprie responsabilità, di farsi carico delle istanze più urgenti, di prendere decisioni impopolari anche a costo di scendere di qualche millesimo percentile nei sondaggi.

Non c’è via d’uscita, non ci sono altre alternative. Il momento in cui si decide in che fascia economica di paesi vogliamo rientrare per i prossimi venti anni, è ora.

Sperando che la nostra classe politica sia in grado di farsi carico di questo peso, attendo fiducioso la “rinascita della meraviglia” (cit.).